La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ammette il pagamento parziale dell’IVA nel concordato preventivo

Investita in via pregiudiziale dal Giudice del Tribunale di Udine della questione se sia possibile per l’imprenditore pagare parzialmente i debiti IVA in sede di concordato preventivo, la Corte di Giustizia UE risponde affermativamente. La legge fallimentare italiana, nel disciplinare la procedura di concordato preventivo, prevede infatti l’intervento di un esperto indipendente, che accerta che il debito non potrebbe essere maggiormente soddisfatto in caso di fallimento. Inoltre, il progetto di concordato preventivo è soggetto all’approvazione di tutti i creditori ed anche qualora, nonstante l’opposizione dello Stato membro, esso dovesse essere approvato, l’Italia (Stato membro) potrebbe opporvisi e sottoporlo ad un ulteriore controllo giurisdizionale.

Ritenuto quindi che la proposta avanzata dall’impresa in stato di insolvenza non sia contraria agli obblighi dello Stato membro nei confronti della UE, la Corte quindi ha dichiarato che: “L’articolo 4, paragrafo 3, TUE nonchè gli articoli 2,250, paragrafo 1 e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, interpetata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di un procedimento di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’imposta sul valore aggiunto attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento“.

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, seconda Sezione, sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14