Il figlio va mantenuto fino al raggiungimento dell’indipendenza economica, ma esiste un limite di età invalicabile?

In tempi di crisi economica e di disoccupazione giovanile a livelli allarmanti, accade sempre più spesso che i figli non più in tenera età siano costretti loro malgrado a vivere con i genitori ed a richiedere loro un aiuto economico.
La sentenza della Cassazione dalla quale traiamo spunto, la n. 18076 del 20.08.2014, affronta però un caso alquanto particolare: quello cioè di due figli ultraquarantenni conviventi con la mamma e mantenuti dai genitori separati.
La moglie aveva impugnato la sentenza con la quale il Tribunale aveva revocato l’assegnazione della casa coniugale alla stessa; contestualmente aveva chiesto un aumento dell’assegno di mantenimento a carico dell’ex marito perché i figli della coppia, con lei conviventi, seppur ultraquarantenni non erano economicamente indipendenti. L’appello della signora è stato rigettato dalla Corte d’Appello di Venezia prima e dalla Corte di Cassazione poi.

Quali sono i diritti e i doveri reciproci dei genitori verso i figli previsti dal nostro ordinamento?
L’art. 30 della Costituzione pone a carico dei genitori il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, anche quelli nati fuori dal matrimonio, i quali godono delle stesse tutele giuridiche e sociali. L’art. 147 del Codice Civile (che è uno dei tre che vengono letti nel corso della celebrazione del matrimonio civile e concordatario) specifica che nell’adempiere a questi doveri i genitori devono tener conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. L’art. 148 c.c. si occupa invece dell’onere economico collegato al mantenimento dei figli, onere che va assolto dai genitori secondo le loro sostanze e capacità e, qualora queste non siano sufficienti, saranno i prossimi congiunti a dover provvedere a tali necessità.
Teoricamente quindi, i genitori devono assecondare il più possibile i desideri dei figli quanto agli studi, alle attività sportive o artistiche, sociali e lavorative, ma entro quale limite di età? Altre sentenze della Cassazione nel corso degli scorsi anni, hanno statuito che nel valutare la sussistenza del dovere di mantenimento in capo ai genitori vanno valutati molteplici fattori. Ad esempio il tipo di studi universitari e post universitari finalizzati a realizzare un sogno lavorativo del giovane e la loro appetibilità nel mercato del lavoro; ma anche il suo impegno nel cercare di trovare un’occupazione e mantenerla al fine di raggiungere l’indipendenza economica dalla famiglia. Non va trascurata nemmeno la situazione del mercato del lavoro: in tempi come quelli che stiamo vivendo, con un inarrestabile aumento del tasso di disoccupazione, la difficoltà nel reperire un’occupazione anche non correlata agli studi effettuati è una triste realtà. Ma non si può scusare un atteggiamento remissivo e disfattista del giovane pargolo che sfocia in perdurante pigrizia ed inerzia rispetto alla ricerca di un’occupazione. Un adagiarsi sugli allori tanto da dar vita a “forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani”, citando una sentenza del 2004 (Cass. 12477/2004 e n. 4108/1993).
Perché, come la Corte di Cassazione giustamente sottolinea nella sentenza qui in esame, la solidarietà familiare non si dirige solo in un senso, ma comporta anche degli obblighi dei figli nei confronti dei genitori. Mano a mano che i genitori invecchiano, infatti, diventano loro i soggetti bisognosi di cure e sostegno anche economico, sempre proporzionato alle capacità e disponibilità dei figli, come sancito oggi dall’art. 315 bis c.c., quarto comma. Tutelare un figlio garantendogli il mantenimento fino a tarda età contrasterebbe con il diritto, riconosciuto in capo ad ogni individuo, di autodeterminarsi nelle proprie consapevoli scelte assumendosi le responsabilità che l’inserimento nella società civile comporta.
Non c’è un’età che si possa aprioristicamente indicare come limite massimo al diritto di mantenimento, ma si deve senz’altro verificare se, alla luce dell’istruzione e cura ricevute dai genitori in ossequio agli artt. 30 Cost. e 147 c.c., la mancanza di indipendenza economica sia una scelta o una condizione imposta dall’esterno.
Insomma, il terreno è delicato, occorrono oculatezza e sensibilità, ma si spera non si debba mai giungere alle drastiche soluzioni legislative adottate per esempio in Cina: nel Paese del Dragone Rosso, infatti, è stato riconosciuto ai genitori il diritto di agire in giudizio contro i figli che non si dimostrino abbastanza affettuosi trascurando di fargli visita o di telefonargli frequentemente se lontani da casa.

Per approfondire. Cass. Civ. sent. n. 18076 del 20.08.2014.

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