Il decreto Legislativo n. 28 del 2015 e l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

Il decreto legislativo n. 28 del 16 marzo 2015 che entrerà in vigore il 2 Aprile 2015 ha introdotto un’importante novità nell’ordinamento, inserendo nel Codice Penale il nuovo articolo 133 bis.

Sino ad ora infatti l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di reato era prevista solamente nell’ambito del procedimento dinanzi al Giudice di Pace, dove comporta l’esclusione della procedibilità e nel processo minorile, che in questo caso sfocia in un sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto.

L’intento del legislatore è evidente: eliminare la possibilità da una parte di addivenire a condanne per fatti che non destano particolare allarme sociale e dall’altra di deflazionare il carico di lavoro dei Tribunali.

Sceglie di farlo escludendo la punibilità in caso di particolare tenuità del fatto per reati per i quali sia prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni e per quelli puniti con la pena pecuniaria sola o congiunta alla predetta pena detentiva. Dunque il bacino di applicazione è molto vasto, e la discrezionalità del Giudice sarà ampia; al fine di agevolare e rendere effettiva l’applicazione della nuova normativa il legislatore ha previsto una serie di modifiche al Codice di Procedura Penale.

Entrando nel dettaglio della disciplina, va detto innanzitutto che per la determinazione della pena non si tiene conto della circostanze, ad eccezione di quelle speciali e ad effetto speciale; con riguardo a queste ultime inoltre, non si deve tener conto del giudizio di bilanciamento di cui all’art. 69 c.p.

Occorre quindi anzitutto valutare l’esiguità del danno e le modalità della condotta alla luce dei noti parametri di cui all’art. 133 primo comma c.p.

In tal modo sarà possibile verificare la sussistenza dei due presupposti previsti dal nuovo art. 133 bis c.p..

  1. l’offesa di particolare tenuità: il legislatore elenca indica una serie di cause che escludono la particolare tenuità. Esse sono:
  • l’aver agito per motivi abietti o futili;
  • l’aver agito con crudeltà anche verso gli animali;
  • l’aver adoperato sevizie;
  • l’aver approfittato di condizioni di minorata difesa della vittima, anche con riferimento all’età della stessa;
  • quando la condotta ha cagionato, o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.
  1. il comportamento non abituale: anche in questo caso il legislatore dà una definizione in negativo del presupposto. Il comportamento si considera abituale se:
  • l’autore del fatto è già stato dichiarato delinquente abituale o professionale o per tendenza;
  • l’autore ha commesso più reati della stessa indole, anche se ciascuno dei fatti in sé considerato sia di particolare tenuità;
  • il reato ha ad oggetto condotte plurime, abituali o reiterate.

Questa la nuova disciplina sostanziale. Come anticipato, il legislatore ha dovuto apportare alcune modifiche anche al codice di Procedura Penale, al fine di rendere utilizzabile la nuova normativa da parte degli operatori del diritto.

Vediamo in dettaglio quali sono.

  1. introduzione del comma 1 bis all’art. 411 c.p.p.

La particolare tenuità del fatto costituisce un’altra ipotesi di archiviazione del procedimento. Il Pubblico Ministero, laddove ravvisi l’applicabilità dell’art. 133 bis c.p. deve avvisare l’indagato e la persona offesa, avvertendoli che entro 10 giorni possono prendere visione degli atti e presentare opposizione motivata a pena di inammissibilità.

Se l’opposizione è ammissibile, il Giudice sente le parti e provvede con ordinanza; se invece l’opposizione è inammissibile o non è stata proposta, il Giudice avrà due possibilità. Qualora ritenga fondata la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero, la accoglierà con decreto motivato, in caso contrario, senza alcuna formalità, la rigetterà e restituirà gli atti al Pubblico Ministero. In tale evenienza peraltro sarà applicabile l’art. 409 commi 4 e 5 c.p.p., dunque il Giudice potrà ordinare all’organo inquirente ulteriori indagini da svolgere o che entro dieci giorni formuli l’imputazione.

  1. introduzione del comma 1 bis all’art. 469 c.p.p.

Prima del dibattimento, la sentenza di non doversi procedere può essere pronunciata anche nel caso in cui l’imputato non sia punibile ai sensi del nuovo art. 133 bis c.p.. In tal caso, se la persona offesa compare in udienza, dovrà essere sentita in camera di consiglio prima della sentenza.

  1. modifiche all’art. 659 bis c.p.p.

La sentenza irrevocabile di proscioglimento per particolare tenuità del fatto ha efficacia di giudicato nel processo civile e amministrativo per il risarcimento del danno e per le restituzioni con riferimento a:

  • accertamento della sussistenza del fatto;
  • accertamento dell’illiceità penale del fatto;
  • accertamento che il fatto è stato commesso dall’imputato.

Tale efficacia si dispiega nei confronti dell’imputato prosciolto e del responsabile civile che sia stato citato o sia intervenuto nel processo penale. Invece nel caso in cui il processo sia stato celebrato con rito abbreviato ai sensi dell’art. 442 c.p.p., la parte civile che non lo abbia accettato potrà opporsi all’efficacia di giudicato della sentenza di proscioglimento ai sensi dell’art. 133 bis c.p.: in tal caso l’efficacia di giudicato della sentenza sarà preclusa.

  1. modifiche al D.P.R. N. 313/2002

La nuova disciplina si ripercuote su diversi aspetti della normativa relativa al casellario giudiziale, in particolare:

  • vengono iscritti nel casellario giudiziale anche i provvedimenti giudiziari definitivi emessi in applicazione dell’art. 133 bis c.p. (art. 3);
  • i provvedimenti giudiziari che hanno dichiarato la non punibilità ai sensi dell’art. 133 bis c.p. vengono eliminati dal casellario giudiziale trascorsi 10 anni dalla loro pronuncia (art. 5);
  • qualora l’iscrizione dei provvedimenti suddetti non sia stata ancora eliminata ai sensi dell’art. 5, i provvedimenti emessi ai sensi dell’art. 133 bis c.p. non compaiono nel casellario generale richiesto dall’interessato (art. 24);
  • le iscrizioni non ancora eliminate ai sensi dell’art. 5 non compaiono nemmeno nel certificato penale richiesto dall’interessato.

Questa in sintesi la nuova disciplina introdotta dal D.Lgs. n.28/2015; per verificarne l’efficacia e la praticabilità da parte degli operatori del diritto occorrerà attendere le prime pronunce da parte dei giudici di merito e di legittimità.

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