Il convivente more uxorio non può essere allontanato da casa alla morte del compagno unico proprietario del bene.

Nella sentenza che qui si analizza, viene in rilievo un tema molto dibattuto in questi tempi, quello della convivenza more uxorio.
Sono molte le coppie che scelgono di convivere senza sposarsi, ma è noto che tale tipo di comunione di vita non è tutelato allo stesso modo del matrimonio.
Il caso trattato dalla Corte riguarda una donna che aveva contratto, più di trent’anni prima, matrimonio solo religioso e non trascritto con il proprio compagno. Aveva quindi abitato nella casa di esclusiva proprietà dell’uomo per tutta la vita sino alla morte di costui. A quel punto il nipote del defunto, erede del nonno, aveva cacciato di casa la signora sul presupposto che la stessa, non vantando alcun diritto ereditario sui beni del de cuius né sulla casa nella quale aveva vissuto, non avesse alcun diritto di rimanere nell’immobile.
La signora aveva dunque proposto un’azione contro lo spoglio operato dal nipote del proprio compagno defunto chiedendo la reintegrazione nel possesso del bene.

I Giudici di merito avevano dato ragione alla signora, e dunque il nipote aveva presentato ricorso alla Cassazione lamentando che il possesso della donna fosse privo di qualunque tutela giuridica mentre, in base alla legge, egli oltre ad essere divenuto proprietario del bene era subentrato nel possesso del bene appartenuto al nonno e dunque aveva pieno diritto di allontanare la donna dalla casa.
La Corte, ribadendo quanto già affermato nella sentenza 21/3/2013 n. 7214 ha sostenuto che “la convivenza “more uxorio”, quale formazione sociale che da vita ad un consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità e tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Pertanto l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio.”
La Corte sostiene che il proprietario non possessore, cioè il nipote in questo caso, avrebbe dovuto avvisare la signora e concederle del tempo sufficiente a trovare un’altra sistemazione abitativa.
È ben vero che la convivenza non comporta, a differenza del matrimonio, il sorgere di diritti ed obblighi reciproci individuati dalla legge; ma è altrettanto vero, a detta del Giudice di legittimità, che un’unione di fatto protratta per un apprezzabile lasso temporale, durante la quale i conviventi abbiano instaurato un rapporto affettivo analogo a quello matrimoniale, prestandosi reciproca assistenza anche economica, fa nascere legittime aspettative in capo ai soggetti interessati. Ed in particolare il convivente non proprietario della casa in cui si è svolta la coabitazione fa naturalmente affidamento sulla possibilità di rimanere nell’immobile o quantomeno di godere del rispetto dell’erede non possessore che gli conceda un tempo sufficiente a trovare una nuova sistemazione.
Si tratta di una questione di “correttezza e buona fede” che normalmente ci si aspetta nei rapporti interpersonali e dunque ancor più tra persone che hanno condiviso degli affetti familiari.
Del resto la Corte si era già pronunciata sulla possibilità che il convivente more uxorio, in quanto detentore qualificato del bene, agisca contro lo spoglio perpetrato da un terzo estraneo alla famiglia.
Come spesso accade, la pronuncia della Cassazione, prima ancora di essere basata sulla lettera della legge è basata sul buon senso, applicabile a tutti i rapporti interpersonali.
Per approfondire: Cass. Civ. sez. II, sent. n. 19423 del 15.09.2014

Questa pubblicazione è divulgata per meri fini informativi e non rappresenta in alcun modo un parere o consulenza legale.
Il contenuto di questa pubblicazione, per quanto basato su fonti ufficiali, non può ritenersi esaustivo e non ne viene garantita l’attendibilità né l’aggiornamento nel tempo.
Questa pubblicazione è di proprietà esclusiva dello Studio Legale Fabio Russiani ed Elisa Berlasso Avvocati Associati e ne è vietata la riproduzione anche parziale.
2015 amministrazione@rbavvocati.it