Gli avvocati associati o che condividono lo stesso studio legale non possono rappresentare le parti nella negoziazione assistita

Gli avvocati associati o che condividono lo stesso studio legale non possono rappresentare le parti nella negoziazione assistita

Il Tribunale di Torino si è pronunciato su uno dei punti più controversi del DL 132/2014 che ha regolamentato la materia della negoziazione assistita.

Il Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Torino, dopo aver negato il necessario nulla – osta, aveva trasmesso al Presidente del Tribunale l’accordo di negoziazione assistita con il quale due coniugi avevano pattuito le condizioni del loro divorzio.

Il Pubblico Ministero aveva ritenuto di non poter concedere il nulla osta all’accordo anche in virtù del fatto che i due avvocati che avevano assistito le parti erano appartenenti allo stesso studio professionale.

Ebbene, secondo il Presidente del Tribunale, l’art. 6, comma 1 del D.L. 132/2014, che impone che le parti siano assistite da almeno un difensore ciascuna, deve essere interpretato alla luce dei principi del Codice Deontologico Forense: in particolare, l’art. 24 comma 5 impone, in caso di interessi confliggenti delle parti, un dovere di astensione per gli avvocati anche nel caso in cui condividano semplicemente i locali dello studio legale.

La norma deontologica viene dunque in soccorso per colmare un vuoto legislativo da più parti segnalato sin dall’entrata in vigore della nuova normativa.